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Borso del Grappa (TV), 17 - 02 - 17
Attorno alle 14.30 il 118 ha allertato il Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa per un parapendio precipitato poco sopra l'abitato di Borso del Grappa. Il pilota, A.S., 68 anni, tedesco, perso il controllo della vela era finito sospeso tra i rami di un albero vicino al sentiero n.190 a circa 600 metri di quota. Raggiunto dal tecnico di elisoccorso, sbarcato nelle vicinanze con un verricello dall'elicottero di Treviso emergenza, e dal personale del Suem di Crespano, l'uomo, che era illeso, è stato calato a terra per poi essere accompagnato nella zona dell'atterraggio. Pronta a intervenire in supporto alle operazioni una squadra di soccorritori.
Roana (VI), 15 - 02 - 17
Poco prima delle 17, il Soccorso alpino di Asiago è stato allertato poiché, da circa un'ora, i genitori stavano cercando il loro figlio dodicenne, perso di vista mentre stava sciando sul Monte Verena, sul posto i carabinieri forestali. Mentre venivano coinvolti i maestri di sci per verificare, finché era ancora chiaro, i bordi per accertarsi che il ragazzino non fosse uscito dal tracciato, i soccorritori sono partiti dal basso con le motoslitte per perlustrare gli itinerari alternativi alla pista. E, verso le 18.30, il giovane sciatore è stato ritrovato a Malga Quarti, dove era arrivato scendendo dalla strada che porta all'arrivo della seggiovia. I soccorritori lo stanno riaccompagnando dai familiari.
Recoaro Terme (VI), 11 - 02 - 17
Attorno a mezzogiorno il responsabile degli impianti ha allertato il Soccorso alpino di Recoaro - Valdagno per un incidente lungo pista la pista non battuta del Monte Falcone, dove una scialpinista si era infortunata. Dopo aver avvisato il 118, poiché l'eliambulanza era impossibilitata ad operare per la nebbia, cinque soccorritori hanno raggiunto in motoslitta la donna, M.S., 50 anni, di Valdagno (VI), che stava scendendo con altre persone quando era caduta procurandosi un probabile trauma al volto e la frattura del polso. La squadra ha quindi accompagnato l'infortunata fino al parcheggio e da lì lei si è recata con mezzi propri all'ospedale di Valdagno.
 

Longarore (BL), 10 – 02 – 17

Come comportarsi di fronte all’ansia di un genitore che non sa ancora dove sia suo figlio, quali parole usare per riuscire nella difficile comunicazione di un decesso ai familiari, come poter affrontare un eventuale proprio trauma o stress dovuti a un particolare coinvolgimento durante l’intervento. Già programmato da tempo, più che mai contingente dopo i giorni dell’attesa e del tristissimo epilogo di Passo San Boldo, mercoledì sera il Soccorso alpino di Longarone ha ospitato nella propria sede tre psicologhe volontarie dell’Associazione Psicologi per i popoli Veneto, per un confronto e scambio di esperienze sul lato che, durante le concitate operazioni di ricerca delle persone scomparse, si pensa meno immediato: quello emotivo. Coordinati dalla dottoressa Cristina Zaetta, dopo le prime iniziative a sostegno di familiari richieste dal Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi già nel 2005 e il successivo intensificato rapporto con il Suem 118 di Pieve di Cadore, dal 2013 gli psicologi dell’Associazione garantiscono 24 ore su 24 il servizio di reperibilità psicologica da metà giugno a metà settembre, grazie a un’apposita convenzione stipulata con la Onlus Dolomiti Emergency. Nel periodo estivo dodici psicologi turnano quotidianamente nella base operativa di Pieve di Cadore, recandosi, su richiesta degli operatori del Suem, del Soccorso alpino o dei volontari delle ambulanze, delle forze dell’ordine, nei luoghi dove sia opportuna la loro presenza a seguito di morti traumatiche, causate da incidenti in montagna o stradali, per garantire il supporto più opportuno ai parenti, a chi è sopravvissuto oppure a chi ha portato aiuto. Nei restanti mesi sono comunque sempre a disposizione. Uno degli interventi più impegnativi dal punto di vista emotivo è proprio la ricerca delle persone scomparse, quando alla segnalazione di un mancato rientro possono anche seguire più giorni e all’esito sperato, il ritrovamento in vita, si contrappone il dover affrontare un lutto o addirittura l’incertezza prolungata per mesi o anni. Un impegno psicologico che coinvolge in primis i congiunti, ma anche i soccorritori impegnati a lungo senza tregua. L’attesa incerta – così l’ha definita Cristina Zaetta – è lo stato di chi aspetta notizie di un proprio caro che è scomparso, una condizione che necessita fin dai primi momenti di un supporto: non si sa cosa è accaduto e si vive in sospensione. Mano a mano che passano le ore poi, il carico emotivo aumenta, sia per i familiari che per i soccorritori. Subentra il bisogno di prepararli anche a un esito negativo, arriva purtroppo il momento di comunicare un decesso, si deve star loro vicini e attendere il ricongiungimento con la restante rete famigliare. Talvolta questi passaggi sono in carico ai soccorritori stessi che, oltre all’aspetto traumatico del rinvenimento e recupero di una salma, devono far fronte anche al dolore e alle diverse reazioni all’attesa dei parenti o amici. E per loro è fondamentale riconoscere subito che c’è stato un coinvolgimento straordinario, per poterlo superare, e la prime rete di supporto è subito la squadra. A questo primo incontro, cui hanno preso parte le Stazioni del Soccorso alpino di Longarone, Belluno, Alpago e Valle di Zoldo, i soccorritori hanno potuto avere risposte a dubbi e domande nati durante le tante missioni.

 
Rocca Pietore (BL), 07 - 02 - 17
Nel primo pomeriggio il servizio piste del Soccorso alpino in forze in Marmolada ha recuperato un ragazzo, caduto con lo snowboard in un crepaccio del ghiacciaio della Marmolada poco sotto Punta Rocca. Il giovane, un ventiduenne piemontese, si era fermato a fotografare il panorama fuori pista, quando il ponte di neve sotto di lui aveva ceduto facendolo cadere per una decina di metri nella fessura. Riuscito a risalire da solo in parte,  a 3-4 metri  di distanza dal bordo non era più stato in grado di avanzare. Fortunatamente in quel punto c'era segnale e ha potuto lanciare l'allarme al 118, che alle 14.30 circa ha allertato i soccorritori. In contatto telefonico con il ragazzo, in tre si sono fatti spiegare il percorso fatto e, sci ai piedi, lo hanno individuato a circa 3.100 metri di quota. Un soccorritore si è quindi calato e lo ha imbragato e assicurato. Entrambi sono poi stati sollevati verso l'alto con un sistema di paranchi. Il giovane, illeso, è stato riaccompagnato in pista.